office meeting, communication, working

Le Linee di Conversazione

© Articolo estratto con il permesso dell’autore, Dott. Daniele Trevisani dal libro “Ascolto Attivo ed Empatia. I segreti di una comunicazione efficace. Milano, Franco Angeli

Turn-Taking: la gestione dei turni di parola

Le linee di conversazione rappresentano gli assi ideali che congiungono due soggetti impegnati nella conversazione.

Le linee di conversazione sono ciò che unisce due persone durante una fase di ascolto. In ogni colloquio, senza una linea di conversazione, non ci sarebbe alcuna forma di comunicazione.

Le linee di conversazione si creano con lo sguardo, con la parola, con un gesto, con il tocco. Con qualsiasi mezzo della comunicazione verbale e non verbale possiamo avviare una linea di conversazione.

La delicatezza nel creare una linea, è fondamentale, in quanto in fondo si tratta di entrare nello spazio psicologico altrui.

Una parola delicata, uno sguardo gentile, un sorriso bonario possono plasmare meraviglie e compiere miracoli.

 (William Hazlitt)

  • Interrompere due persone che parlano significa rompere la loro immaginaria linea di conversazione.
  • Dare il turno ad una persona significa stabilire una linea di conversazione tra se stessi e un altro soggetto.
  • Invitare due persone a confrontare un punto significa stabilire una linea di conversazione tra i due soggetti.

Le linee di conversazione possono essere sia manifeste ed evidenti (tramite il sistema verbale) che sotterrane e sottilmente mascherate (tramite il sistema non verbale, segnali, gesti, cenni, come nel caso di due giocatori di poker che si stiano scambiando informazioni in modo sotterraneo o tramite codici).

Anche il solo fatto di fare un cenno di assenso o diniego verso una persona presente all’interazione significa stabilire – anche se per brevi istanti, frazioni di secondo – una linea di conversazione, attuata in questo caso come dialogo non verbale.

L’ascolto attivo richiede la capacità di gestire i turni di parola: quando parlo io, e cosa dico – quando parli tu, e cosa dirai.

I turni di parola sono un fenomeno molto elaborato, studiato nell’Analisi della Conversazione, per cui nell’ascolto attivo vanno gestiti meticolosamente.

I meccanismi di gestione dei turni di parola sono estremamente complessi, sebbene praticati da ciascuno di noi ogni giorno.

Voler parlare è quasi una forza primordiale, una forza da tenere a bada, se vogliamo praticare l’ascolto. Voler parlare, e avere anche ragione, è altra forza primordiale. E ricordiamo, questa è una delle massime consigliate da Paul Watzlawick per rendersi immediatamente infelici: “Si tratta, in fondo, della convinzione secondo cui c’è un unico punto di vista valido: il proprio”.

Cedere il turno di parola e ascoltare il punto di vista altrui, è un modo per annullare questa sventura.

Uno dei principali obiettivi del training negoziale e di ascolto nel metodo ALM è quello di stimolare il negoziatore ad ascoltare, a non interrompere o farlo il meno possibile e solo per motivi estremamente seri e consapevoli. Ad esempio, è utile imparare a fare dei Recap o ricapitolazioni, o chiedere il permesso di prendersi un appunto, e ricordando sempre che un’interruzione del turno di parola ha spesso bisogno di una riparazione (repair).

Il flusso informativo che proviene dagli interlocutori è estremamente prezioso, ricco di “pepite informative”, e richiede l’abbandono di una “strategia di inondamento informativo” tipica della comunicazione aggressiva, verso una strategia dell’ascolto.

Io non conosco nessun altro segno di superiorità nell’uomo

che quello di essere gentile.

 (Ludwig van Beethoven)

Il training alla gestione dei turni sviluppa le capacità del negoziatore in fasi delicate, come:

  1. riconoscere i meccanismi di gestione dei turni;
  2. saper come entrare nella conversazione rispettando le regole;
  3. identificare i momenti e strategie di ingresso e di uscita dalla conversazione;
  4. creare le mosse di riparazione adeguate (repair) a fronte di mosse che possono essere percepite come offensive;
  5. applicare una leadership conversazionale, consistente nel prendere le redini dei turni e divenire gestore di turni, morbidamente, e senza forzature.
  6. utilizzare i turni conversazionali soprattutto per far parlare l’altro (quando lo scopo sia l’ascolto attivo ed empatico).

Questo significa anche auto-monitorarsi, dirsi mentalmente la frase “sto parlando troppo io! Malissimo, adesso devo cedere il turno di parola, e fare una domanda che permetta all’altro di partire con un suo discorso” e fare il possibile affinché l’altro sia la persona che parla, e io l’ascoltatore.


Altri materiali su Comunicazione, Ascolto, Empatia, Potenziale Umano e Crescita Personale disponibili in questi siti e link:

Altre risorse online

Active listening techniques

Ascolto attivo ed empatia: I segreti di una comunicazione efficace di [Daniele Trevisani]
Article translated by dott. Federica Franca, CIELS Advanced Degree in Strategic Communication (“Laurea Magistrale in Comunicazione Strategica”), extracted with the author’s permission from the book “Active Listening and Empathy. The Secrets for Effective Communication” (original title: “Ascolto attivo ed empatia. I segreti di una comunicazione efficace”), written by Daniele Trevisani, published by Franco Angeli, Milan.

1.8. In-depth analysis of active listening techniques and empathy

Active listening is linked to paralinguistic and non-verbal communication and it includes:

  • verbal active listening techniques;
  • paralinguistic active listening techniques;
  • non-verbal active listening techniques.

These techniques will be examined in the following paragraphs.

Let’s underline now an essential aspect of empathy:

  1. the person who is talking must be aware that they will not be judged. They also should not be ashamed of what they are feeling or saying, no matter how odd or serious things are – from their point of view; empathy is a special area in the space-time continuum – a person can say everything they want, without facing any negative consequences;
  2. the person who is talking must be aware that they can start making some progress and moving forward only when they have accepted themselves as they are, not matter what they did or what they thought, whether they like it or not.

“The curious paradox is that when I accept myself just as I am,

then I can change”.

Carl Rogers

1.9. Verbal active listening techniques

Verbal listening techniques focus on the use of all those words that express attention and willingness to understand.

  • Open questions: who, where, when, how, why, with whom, how long and other questions that broaden and clarify the conversation.
  • Closed or clarifying questions: they verify parts of the speech through “yes–no questions”, or other general answers (“a lot/a little”, “before/after”). “It happened just before meeting Angela” “How long before it happened? One hour? One day?” or “Are you happy with your car?”
  • Mirror technique (reflection of content): repetition of sentences – or parts of sentences – the speaker said, without modifying or altering them. The mirror technique comes from the empathic listening methodologies used in the Rogerian1 therapeutic interview. It is a psychotherapeutic technique that allows the speakers to deepen their thoughts – and to express themselves. “So, you are telling me that…”
  • Paraphrase: use of “as if”. Trying to understand what has been said by using metaphors or examples that are useful to figure out whether we really understood the deep meaning of what the other person is saying. “You are telling me that it seems like they poured water into your jug without realising it was already full, am I right?”
  • Factual and historical overview, summary: repetition of what has been said by summarising the main points of the “story”. “If I got that right, what happened could be summed up by saying that…”
  • Verbal encouragement: e.g. “good”, “interesting”, “yes”, “okay”.

1.10. Paralinguistic active listening techniques

Use of vocalisations that show interest in the “story” and simplify expression – e.g. guttural speech sounds and whispery voice such as “Uhm”, “Oh”. Giving a written report of these expressions is not possible, but if we listened to a person that “listens well”, we would notice that they make careful and particular use of paralanguage and sounds during essential parts of the speech. Paralinguistic techniques – together with visual non-verbal techniques – aim to provide phatic signals (contact signals), so that the interlocutor understands that we are listening, we are understanding and we are focused and interested.

1.11. Non-verbal active listening techniques

Non-verbal active listening techniques use body language to express interest:

  • Open and leaning forward posture to express willingness; relaxed body posture;
  • Proxemic (approaching and moving away): reducing the distance from the interlocutor during moments of great interest, moving away in moments of loosening;
  •  Facial expression: vigilant, careful and caring – not doubtful, ironic or aggressive;
  • Vigilant and direct gaze;
  • Eyebrow movement combined with key points of the interlocutor’s speech;
  • Nods – approval or rejection;
  • Soft, slow and rolling gestures to communicate a feeling of relaxation and to encourage moving forward;
  • Non-verbal metaphors: use of body language to show comprehension of what the interlocutor is saying.

In terms of non-verbal level, it is important to consider that many cultures restrain non-verbal expression of emotions (e.g. Asian culture), but this is also a communicative stereotype – it has a probabilistic value and does not provide certainty.

In short, the main techniques for effective listening are:

  • curiosity and interest;
  • paraphrase: the listener repeats what they understood (that does not mean agreeing with what the person is saying);
  • summary and recap: rephrasing what the interlocutor said in order to gather information;
  • targeted questions (conversational refocusing) in order to clarify unclear parts of the speech;
  • avoiding personal questions until a solid relationship has been established;
  • offering the speaker the opportunity to figure out whether what they understood is correct, accurate or, on the other side, twisted and incomplete;
  • listening not only words, but also feelings and non-verbal signals in order to assess feeling and moods;
  • checking for correct understanding of both feelings and content and not ignoring the latter;
  • do not tell people how they should feel or what they should think (during the listening phase, it is essential to just draw information, without teaching or judging).

One must not judge men as we judge a painting or a statue, to a first and unique look; there is an interiority and a soul that must be deepened.

(Jean de La Bruyère)

These attitudes are essential and they determine the quality of the listening phase. Yet, regarding business listening phases, they should not be confused with the goals of a whole negotiation (that includes listening and propositional phases and statements – which sometimes are harsh or assertive).

During a negotiation, modifying what other people think (cognitive and persuasive restructuring) or how they feel (emotional action) is possible – this is one of the strategic goals –, but this goal can be pursued only once the negotiator has succeeded in actively listening, using empathy in order to understand the situation in which they are working.

Listening is not only a technique, but it is also expression and connotation of a state of attraction and love – that can also be just an idea, not necessarily a person. Stopping listening means that something between that idea and us broke and we have to choose between mending that relationship by listening again, or letting it go forever.

“Love ends when listening does.”

Enrico Maria Secci


[1] Rogers C.R. (1961), On becoming a Person, Houghton Mifflin, Boston; Id. (1951), Client-Centered Therapy: Its Current Practice, Implications, and Theory, Houghton Mifflin, Boston.

Fonte: Dott. Trevisani D., Ascolto attivo ed empatia. I segreti di una comunicazione efficace, Franco Angeli Edizioni, 2016, Milano.

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1. Listening, empathy, emotions, conversational leadership

Ascolto attivo ed empatia. I segreti di una comunicazione efficace

Article translated by dott. ssa Eleonora Brusamento Spinelli, CIELS Advanced Degree in Strategic Communication (“Laurea Magistrale in Comunicazione Strategica”), extracted with the author’s permission from the book “Active Listening and Empathy. The Secrets for Effective Communication” (original title: “Ascolto attivo ed empatia. I segreti di una comunicazione efficace”), written by Daniele Trevisani, published by Franco Angeli, Milan.

People don’t listen, they just wait for their turn to talk.
(Chuck Palahniuk)

Effective listening essentially has two meanings: 1) when listening has been useful to gather information and better understand the state of things, facts, and people; 2) when listening has been a pleasant, welcoming moment of relationship, in which we were able to act as an emotional container for the person.

When these two situations occur, we are experiencing effective listening. It is a quite rare situation. During a lifetime, no gold is as rare and as precious as someone who understands you.

Some questions can be useful:

  • Have you ever had the feeling that a person is not listening to you?
  • That they do not want to hear you, or that they cannot hear you at all?
  • Or have you ever felt that while you are talking, the other one is saying things halfway, not saying everything, holding something back? Out of willingness, sometimes, or out of incapacity, or out of fear, who knows?
  • Have you ever felt that persons you are talking, give a false idea of themselves, practising some form of “Impressions Management[1]” (creating an artificial image of themselves)?
  • Have you ever intended to talk to someone in order to deepen a certain theme or situation, while the person continues to escape, run away, avoid?
  • Have you ever felt the presence of a ‘core’ behind a person’s talk, of content – ideas, opinions, projects – which is only observed in transparency, but does not emerge, no matter how hard the person tries to explain himself?

If you have ever experienced even one of these situations, you had been practising ‘listening beyond words’, ‘heightened perception’ and approached or approached the topics of active listening and empathy.

Moreover, if there were interests at stake, you have experienced the importance of Conversational Leadership and the ability to direct the course of a conversation.

In your own life, you have also experienced, how rare active listening is, and that being listened to is quite rare, compared to normal life where everything is rushing, and there is no time for anything.

Rather than blaming others for what they do or do not do, for whoever wants to, the main goal of this book is offering tools to improve your listening, whether at work or in everyday life, and practice quality listening, active listening, and empathic listening.

The spirit of Virgil’s words, his invitation to always seek to understand, is the foundation that runs throughout this book: the underlying value that inspires us to practice active listening.

You can be tired of everything, but not of understanding. (Virgil)

Listening is perception, and perceiving for us is normal, physiological.

You did it hundreds and thousands of times, even just observing people in how they are dressed or how they walk – inevitably. You did it whether you wanted to or not. As perception has become very superficial, so has listening. This is what matters, ashaming because acute perception is a privileged path to truth.

Conversational leadership is the ability to restore the power of listening, to direct the conversation on the issues that interest us, or on the formats that we want to strategically activate (and listening is one of them).

Why is leadership important for listening skills? Because leadership is a voluntary act, and in this volume, listening is considered a voluntary act, decided by the listener, not a random act likely to happen without paying attention.

Human beings are endowed with natural listening skills, they use their hearing ability to understand sounds and words, because this is vital for their survival. If we did not know how to listen, neither to sounds nor to intentions (e.g., aggressive, hostile, or friendly), we would already be extinct.

It is believed that it takes courage to stand up and speak out, to have one is said. Well, very often it also takes courage to put our mind there, where we are now, to listen and look inside the soul and mind of a person.

There is also courage in listening.

Courage is what it takes to stand up and speak; courage is also what it takes to sit down and listen.
(Sir Winston Churchill)

1.1.             Listen to emotions. Emotions and communication

Emotions and communication are strongly related.

In addition to the verbal data (objects, subjects, verbs, adjectives, and other speech elements), we can always notice an emotional background in communication (the outer part of Plutchik’s wheel presented below). Sometimes this background becomes more intense, and we can almost ‘feel’ or ‘perceive’ better the emotional background than single words (area of intermediate emotions). When we enter the extreme emotions area, the intense ones are placed in the middle of the model, words become almost useless, because we are inundated by the emotion coming from the other, and this ends up overwhelming any content.

Plutchik’s Solid or Plutchik’s Wheel of Emotions[2] is one of the best representations of how emotions work. We must keep in mind that we are communicators too, so this system also applies when we are the ones talking.

Picture 1 – The wheel of emotions (Plutchik)[3]

(graphic adopted from the original model, referring to bibliography, Plutchik 1980)

Inevitably, in a communicative exchange, we always have an underlying exchange of emotions.

Some people are particularly good and very quick at grasping their inner emotions, directing them, dominating them, making use of them as they wish. For example, speaking in public in front of thousands of people without feeling the slightest bit of anxiety.

On the other hand, other people fall victims of their emotions, may become victims of a love that is blind and deaf to all denials, and persevere in loving a person who does not love them, or who has never even shown any signs of love. They may be afraid even thinking about the idea of speaking in public and fear it like the worst of poisons.

Each communicative situation (COMSIT) owns specific meanings and emotional undertones. COMSITs are specific frames or communicative moments that can be distinguished from each other, such as a dialogue between friends, or an argument, or giving explanations, and a thousand other possibilities in relationships. In each COMSIT, different degrees of incommunicability and different types of emotions arise[4].

What can we do then? The way, the only real way, is “to train oneself to emotions”. This way, it sounds like ‘training to live’, something intangible. And it is precisely this training in the intangible that makes ‘training in emotions’ an exercise in great emotional intelligence. Such as a refined gym of Experiential Coaching, for those who design active training exercises on emotions.

This involves dealing with emotions in an ’emotional laboratory’ where they can be experienced and then ‘debriefed’ with the support of a trainer, coach, counsellor, or psychologist, depending on the type of intervention.

Working on corporate groups and not on clinical pathology situations, requires the Trainer and the Counsellor as main figures and reference. These “emotion workshops” must be engineered by using videos, images, letters, themed dialogues, and any kind of exercise involving emotions.

As Howell[5] said about our ‘unconscious emotional incompetence’, at first, we may find it all a bit silly or we may be ‘clumsy’, but then we will ‘climb’ this peak, step by step, until we reach a strong emotional competence.

This competence is necessary, the higher the career position is. Think of the need for emotional balance in a judge, or a surgeon, or a police officer, or in specific situations such as taking a penalty shot, or in difficult and extreme sports where emotions are everything, or almost everything.

Emotions are often mixed, a cross between different emotional states, as we see in this picture showing the primary, secondary, and tertiary links between emotion dyads in Plutchik’s model.

Picture 2 – Graph displaying the primary, secondary, and tertiary dyads on the Plutchik’s wheel of emotions[6]

Links between emotional state produce different emotions in different emotional state (Mixed Emotions) our everyday actual emotional truth.


[1] Schlenker, Barry R. (1980). Impression Management: The Self-Concept, Social Identity, and Interpersonal Relations. Monterey, California: Brooks/Cole.

[2] Plutchik , Robert (1980), Emotion: Theory, research, and experience: Vol. 1. Theories of emotion, 1, New York: Academic

Plutchik Robert (2002), Emotions and Life: Perspectives from Psychology, Biology, and Evolution, Washington, DC: American Psychological Association

Plutchik Robert; R. Conte., Hope (1997), Circumplex Models of Personality and Emotions, Washington, DC: American Psychological Association

[3] Source: https://en.wikipedia.org/wiki/Emotion#/media/File:Plutchik-wheel.svg By Machine Elf 1735 – Own work, Public Domain, ttps://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=13285286

[4] Trevisani, Daniele (1992). A Semiotic Models Approach to the Analysis of International/Intercultural Communication; published in “Proceedings of the International and Intercultural Communication Conference”, University of Miami, FL., USA, 19 – 21 May 1992.

[5] Howell, William S. (1982). The empathic communicator. University of Minnesota: Wadsworth Publishing Company

[6] Source: Wikimedia Commons https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Plutchik_Dyads.svg

Picture of the book: Ascolto attivo ed empatia. I segreti di una comunicazione efficace

Article translated by dott. ssa Eleonora Brusamento Spinelli, CIELS Advanced Degree in Strategic Communication (“Laurea Magistrale in Comunicazione Strategica”), extracted with the author’s permission from the book “Active Listening and Empathy. The Secrets for Effective Communication” (original title: “Ascolto attivo ed empatia. I segreti di una comunicazione efficace”), written by Daniele Trevisani, published by Franco Angeli, Milan.

Source:

-Dott. Trevisani D., Ascolto attivo ed empatia. I segreti di una comunicazione efficace, Franco Angeli Edizioni, 2016.

Other online material available in these sites:

Other available online resources

CIELS Institutional Website: https://www.ciels.it/

Riepilogo Didattico : Lezione 4

Prof Daniele Trevisani www.studiotrevisani.it

Presso Campus Ciels Padova, Laurea Magistrale in Comunicazione Strategica LM94

Corso di Negoziazione, vedi Trevisani Daniele – Campus Ciels

Parole chiave della lezione:

  • Hub informativo
  • Information operations
  • INFOOPS
  • Ascolto attivo
  • Empatia
  • Point of view
  • Psicologia delle emozioni
  • Resilienza
  • Ascolto paralinguistico
  • Endstate
  • Name dropping
  • Assist Negoziale
  • 4 livelli empatia
  • Ghost customer
  • Frontline digitale
  • Frontline interpersonale
  • Topic shifting

Concetti fondamentali trattati:

  • Hub informativo o information fusion center: un concetto che fa parte della dottrina di information operations (INFOOPS), ovvero luogo fisico o virtuale dove convergono tutte le informazioni relative ad un caso per poi essere distribuite ai vari attori sociali protagonisti.
  • Ascolto paralinguistico: espressioni gutturali che accompagnano la comunicazione verbale.
  • Endstate: stato di destinazione di una negoziazione.
  • Assist negoziale: supporto che una terza parte da e non da a una negoziazione.
  • Frontline digitale: facce digitali che il cliente viene a incontrare.
  • Ghost customer: situazione nella quale si possono testare le capacità comunicative e di ascolto.
  • Impression management: immagine che si da di se stessi e della propria organizzazione.
  • Topic shifting: mossa conversazionale più importante che consiste nel cambio di argomentazione.

Sintesi del mio apprendimento:

Ho capito che l’immagine che si da di se stessi e della propria organizzazione è molto importante e dev’essere curata.

Ho imparato che la frontline digitale è la faccia digitale con la quale il cliente viene a che fare.

Ho riflettuto sui vari livelli di ascolto e di empatia e sul come applicarli.

Fonti:

Riepilogo didattico Lezione 2 Prof Daniele Trevisani

www.studiotrevisani.it

Presso Campus Ciels Padova, Laurea Magistrale in Comunicazione Strategica LM

Corso di Negoziazione, vedi Trevisani Daniele – Campus Ciels

Parole chiave della lezione

  • Incomunicabilità
  • Comunicabilità costruttiva
  • Semantica
  • Messaggio positivo
  • Messaggio negativo
  • Flessibilizzazione
  • Terreno comunicazionale difficile
  • Patto d’aula
  • Role playing
  • Nucleo emotivo
  • Escalation negoziale
  • De-escalation negoziale
  • Setting negoziale
  • Trigger emotivo
  • Desensibilizzazione sistematica
  • Team leadership
  • Gestione negoziata
  • Metastrategia
  • Tentativo empatico
  • Misunderstanding di gruppo
  • Crysis Intervention Team
  • Atto operativo
  • Criticità
  • Regola del 25-75%
  • Scala di qualità dell’ascolto
  • Ascolto schermato
  • Ascolto giudicante
  • Ascolto apatico
  • Ascolto a tratti
  • Ascolto attivo
  • Ascolto empatico
  • Ascolto simpatetico
  • Entropia dell’informazione
  • Disentropizzare
  • Caos informativo

Concetti fondamentali trattati

  1. Il concetto di incomunicabilità durante la negoziazione può anche dipendere da una differenza culturale tra le due parti, in questo caso si parla di semantica della negoziazione e può avere una connotazione positiva o negativa, a seconda del significato che viene attribuito a un gesto o un’espressione dalla cultura di riferimento.
  2. Per gestire la propria flessibilizzazione su terreni comunicazionali difficili abbiamo organizzato un’attività di “role playing”, attraverso un patto d’aula e l’autorizzazione a offendere abbiamo riprodotto delle situazioni di comunicazione ostile che permettessero di comprendere quando le parti vengano toccate nel proprio nucleo emotivo, quale sia il “trigger” emotivo cioè il punto che tocca le nostre emozioni profonde e delicate.
  3. L’obiettivo del primo lavoro era riprodurre una “escalation” negoziale: individuare la desensibilizzazione sistematica dell’individuo (pregiudizi, stereotipi e convinzioni personali) e rivendicare la propria team leadership (potere di rappresentanza) attraverso una metastrategia che ci permetta di avvicinarci emotivamente alla parte con cui negoziamo.
  4. Individuazione di una scala di qualità dell’ascolto, dove i gradini più bassi indicano una negoziazione improduttiva (ascolto schermato, giudicante, apatico e a tratti); l’ascolto attivo individua la fase di passaggio da una negoziazione improduttiva a una produttiva; i due gradini superiori indicano l’andamento altamente produttivo di una negoziazione (ascolto empatico e simpatetico). La scala è stata riprodotta in un lavoro di simulazione a coppie.
  5. L’obiettivo del secondo lavoro era eliminare l’entropia dell’informazione (disentropizzare) che impedisce alla negoziazione di fluire correttamente attraverso il passaggio da una comunicazione schermata a una comunicazione empatica.

Fonti:

-Dott. Trevisani D., Negoziazione InterculturaleComunicazione oltre le barriere culturali. Dalle relazioni interne sino alle trattative internazionali, Franco Angeli Edizioni, 2016.

-Dott. Trevisani D., Parliamoci Chiaro: il modello delle quattro distanze per una comunicazione efficace e costruttiva, Gribaudo, 2019

-Dott. Trevisani D., Ascolto attivo ed empatia. I segreti di una comunicazione efficace, Franco Angeli Edizioni, 2019

-Dott. ssa Brusamento Spinelli E., Appunti di Negoziazione degli ostaggi, lezione 2 di Prof. Trevisani D.

Riepilogo Didattico: Lezione 2

Prof Daniele Trevisani www.studiotrevisani.it

Presso Campus Ciels Padova, Laurea Magistrale in Comunicazione Strategica LM94

Corso di Negoziazione, vedi Trevisani Daniele – Campus Ciels

Parole chiave della lezione:

  • Incomunicabilità
  • Common ground
  • Cultura
  • Terreni comunicazioni difficili
  • Gestione delle Emozioni
  • Patto d’aula
  • Role playing
  • Identità
  • Autorizzazione consensuale
  • Nucleo emotivo
  • Escalation
  • De-escalation
  • Trigger emotivo
  • Tecniche di desensibilizzazione sistematica
  • Ascolto attivo
  • Empatia
  • Entropia dell’informazione
  • Disentropizzare

Concetti fondamentali trattati:

  1. Il concetto di cultura dipende da vari fattori (il modo di percepire il mondo, il modo di categorizzare la realtà, il modo di dare un senso alle cose, il modo di dare un senso alle relazioni) e quando c’è una differenza culturale tra le due parti si può creare un’incomunicabilità nella negoziazione.
  2. Ci sono vari terreni di comunicazione difficili (politica, religione, famiglia, denaro) e tramite attività di role-playing si può imparare a gestire le emozioni in queste situazioni ad alto livello di stress (offese, attacchi personali, conflitti).
  3. Affinché il role-playing avvenga con successo c’è bisogno del patto d’aula, ovvero autorizzazione ad utilizzare certi formati conversazionale con certi scopi.
  4. Escalation vs de-escalation, la prima è una salita progressiva del tono fino ad arrivare a un possibile conflitto mentre la seconda è la riduzione delle portate emotive tramite tecniche di desensibilizzazione sistematica.
  5. È stata individuata una scala dei livelli di ascolto, che si divide in ascolto simpatetico, ascolto ematico, ascolto attivo/supportivo, ascolto a tratti, ascolto apatico/passivo, ascolto giudicante/aggressivo e ascolto schermato/distorsivo/impreciso.
  6. Entropia della conversazione, ovvero come ridurre il caos o il grado di confusione generato dalle informazioni durante una negoziazione

Sintesi del mio apprendimento:

  • Ho capito che in una negoziazione è importante la gestione delle emozioni nelle situazioni di comunicazioni difficili.
  • Ho imparato a riconoscere i miei trigger emotivi e a simulare situazioni di escalation e de-escalation dove poi applicare tecniche di desensibilizzazione sistematica.
  • Ho riflettuto sulla regola del 75% 25% e su come applicarla nella vita di tutti i giorni e a individuare e applicare il grado corretto della scala di ascolto in base alla situazione in cui mi ritrovo.

Fonti:

Riepilogo didattico Lezione 2 Prof Daniele Trevisani

www.studiotrevisani.it

Presso Campus Ciels Padova, Laurea Magistrale in Comunicazione Strategica LM-94

Corso di Negoziazione, vedi Trevisani Daniele – Campus Ciels

Parole chiave della lezione

  • Incomunicabilità
  • Comunicabilità costruttiva
  • Semantica
  • Messaggio positivo
  • Messaggio negativo
  • Flessibilizzazione
  • Terreno comunicazionale difficile
  • Patto d’aula
  • Role playing
  • Nucleo emotivo
  • Escalation negoziale
  • De-escalation negoziale
  • Setting negoziale
  • Trigger emotivo
  • Desensibilizzazione sistematica
  • Team leadership
  • Gestione negoziata
  • Metastrategia
  • Tentativo empatico
  • Misunderstanding di gruppo
  • Crysis Intervention Team
  • Atto operativo
  • Criticità
  • Regola del 25-75%
  • Scala di qualità dell’ascolto
  • Ascolto schermato
  • Ascolto giudicante
  • Ascolto apatico
  • Ascolto a tratti
  • Ascolto attivo
  • Ascolto empatico
  • Ascolto simpatetico
  • Entropia dell’informazione
  • Disentropizzare
  • Caos informativo

Concetti fondamentali trattati

  1. Il concetto di incomunicabilità durante la negoziazione può anche dipendere da una differenza culturale tra le due parti, in questo caso si parla di semantica della negoziazione e può avere una connotazione positiva o negativa, a seconda del significato che viene attribuito a un gesto o un’espressione dalla cultura di riferimento.
  2. Per gestire la propria flessibilizzazione su terreni comunicazionali difficili abbiamo organizzato un’attività di “role playing”, attraverso un patto d’aula e l’autorizzazione a offendere abbiamo riprodotto delle situazioni di comunicazione ostile che permettessero di comprendere quando le parti vengano toccate nel proprio nucleo emotivo, quale sia il “trigger” emotivo cioè il punto che tocca le nostre emozioni profonde e delicate.
  3. L’obiettivo del primo lavoro era riprodurre una “escalation” negoziale: individuare la desensibilizzazione sistematica dell’individuo (pregiudizi, stereotipi e convinzioni personali) e rivendicare la propria team leadership (potere di rappresentanza) attraverso una metastrategia che ci permetta di avvicinarci emotivamente alla parte con cui negoziamo.
  4. Individuazione di una scala di qualità dell’ascolto, dove i gradini più bassi indicano una negoziazione improduttiva (ascolto schermato, giudicante, apatico e a tratti); l’ascolto attivo individua la fase di passaggio da una negoziazione improduttiva a una produttiva; i due gradini superiori indicano l’andamento altamente produttivo di una negoziazione (ascolto empatico e simpatetico). La scala è stata riprodotta in un secondo lavoro di simulazione “role playing” a coppie.
  5. L’obiettivo del secondo lavoro era comprendere come eliminare l’entropia dell’informazione (disentropizzare) che impedisce alla negoziazione di fluire correttamente attraverso il passaggio da una comunicazione schermata a una comunicazione empatica.

Sintesi del mio apprendimento

Ho capito che è importante prestare attenzione alla semantica della conversazione. In quanto culture diverse intempretano simboli, espressioni e significati in modo diverso.

Ho imparato a riprodurre una “escalation” negoziale e a gestire la “de-escalation” in momenti di negoziazione critica, analizzando i vari stadi di qualità dell’ascolto.

Ho riflettuto sull’esercitazione di coppia dove, in base a una scheda di rilevazione della latitudine di accettazione da -100 a +100, si doveva esprimere il gradimento verso una serie di prodotti di natura diversa reciprocamente proposti, cercando di comprendere quale associazione emotiva venisse ricollegata a quel determinato prodotto.

Fonti

-Dott. Trevisani D., Negoziazione InterculturaleComunicazione oltre le barriere culturali. Dalle relazioni interne sino alle trattative internazionali, Franco Angeli Edizioni, 2016.

-Dott. Trevisani D., Parliamoci Chiaro: il modello delle quattro distanze per una comunicazione efficace e costruttiva, Gribaudo, 2019

-Dott. Trevisani D., Ascolto attivo ed empatia. I segreti di una comunicazione efficace, Franco Angeli Edizioni, 2019

-Dott. ssa Brusamento Spinelli E., Appunti Tecniche di Negoziazione, lezione 1 di Prof. Trevisani D. 25/02/2021

Riepilogo didattico II Lezione Prof. Daniele Trevisani

dott. Daniele Trevisani, NEGOZIAZIONE INTERCULTURALE – Comunicazione oltre le barriere culturali. Dalle relazioni interne sino alle trattative internazionali, Franco Angeli Edizioni, 2016.

dott. Daniele Trevisani, Parliamoci chiaro, Gribaudo, 2019.

dott. Recalenda Marco, appunti da corso di Negoziazione di prof. Daniele Trevisani www.danieletrevisani.it www.comunicazioneaziendale.it, Padova, 04/03/2021.

Presso Campus Ciels Padova, Laurea Magistrale in Comunicazione Strategica LM

Corso di Negoziazione, vedi Trevisani Daniele – Campus Ciels

Parole chiave della lezione

  • Incomunicabilità
  • Comunicabilità costruttiva
  • Semantica
  • Messaggi positivi
  • Messaggi negativi
  • Semantica negativa
  • Semantica positiva
  • Patto d’aula
  • Role playing
  • Nucleo emotivo
  • Escalation negoziale
  • De-escalation negoziale
  • Setting negoziale
  • Trigger emotivo
  • Desensibilizzazione sistematica
  • Team leadership
  • Mission negoziale
  • Gestione negoziata
  • Meta strategia
  • Tentativo empatico
  • Misunderstanding di gruppo
  • Crisis Intervention Team
  • Regola del 25-75
  • Ascolto schermato
  • Ascolto giudicante
  • Ascolto apatico
  • Ascolto a tratti
  • Ascolto attivo
  • Ascolto empatico
  • Ascolto simpatetico
  • Entropia dell’informazione
  • Disentropizzare

Concetti fondamentali trattati

  1. Con il termine incomunicabilità si intende stati di difficoltà comunicativa e rappresenta l’opposto della comunicabilità costruttiva.
  2. È stato trattato il concetto di semantica nella negoziazione (semantica positiva e semantica negativa), sottolineando l’importanza di comprendere e distinguere i messaggi positivi e i messaggi negativi.
  3. E’ stata posta l’attenzione sulla gestione delle emozioni nelle situazioni comunicative difficili, in particolare su offese, attacchi personali, situazioni di conflitto: a riguardo è stato svolto un esercizio di role playing “ad alto livello di stress” e guardato un video di negoziazione della polizia, in seguito analizzato. Nel corso del role playing, è stata sottolineata l’importanza della capacità di saper gestire l’escalation e la de-escalation negoziale nel corso di una negoziazione.
  4. Il trigger emotivo, o grilletto emotivo, è un’affermazione che tocca emozioni profonde e delicate.
  5. In una negoziazione è fondamentale la gestione negoziata, poiché la cultura influenza le regole d’ingaggio e la scelta di strategie.
  6. È stata definita e spiegata la scala dei livelli di ascolto (livelli elencati nelle keywords), in seguito applicata in un esercizio di role playing.
  7. L’entropia dell’informazione consiste nel grado di confusione o di caos informativo che può generarsi nel corso di una negoziazione.

Sintesi del mio apprendimento:

Ho capito che è necessario essere informati sull’interlocutore e il contesto, poiché aspetti come la cultura sono fondamentali per la buona riuscita della negoziazione. È inoltre fondamentale saper gestire le emozioni, sia quelle proprie sia quelle dell’altro. Nel corso di una situazione critica (ostaggio), è fondamentale definire chi ha l’empowerment, ovvero chi ha la team leadership, in quanto l’intervento deve essere il più coordinato possibile.

Ho imparato a riconoscere e ad applicare i diversi tipi di ascolto in una negoziazione.

Ho riflettuto sul fatto che è fondamentale mantenere la calma e gestire le proprie emozioni in una negoziazione, in modo tale da avere la lucidità necessaria per essere capaci di gestire le emozioni dell’interlocutore, permettendo così il raggiungimento del proprio obiettivo.

Fonti:

dott. Daniele Trevisani, NEGOZIAZIONE INTERCULTURALE – Comunicazione oltre le barriere culturali. Dalle relazioni interne sino alle trattative internazionali, Franco Angeli Edizioni, 2016.

dott. Daniele Trevisani, Parliamoci chiaro, Gribaudo, 2019.

dott. Recalenda Marco, appunti da corso di Negoziazione di prof. Daniele Trevisani www.danieletrevisani.it www.comunicazioneaziendale.it, Padova, 04/03/2021

Presso Campus Ciels Padova, Laurea Magistrale in Comunicazione Strategica LM Corso di Negoziazione, vedi Trevisani Daniele – Campus Ciels

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